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Magica Fletcher

Magica, magica Fletcher. La adoro.
È un punto di riferimento femminile che non ha epoca, profondamente occidentale, divinamente eterna.
Classe 1925, dico 1925, Angela Lansbury ha proposto il personaggio di Jessica Fletcher (nata Jessica Beatrice MacGill), insegnante di inglese e scrittrice di successo, dal 1984 al 1996, nella serie “La signora in giallo”.
Jessica B. Fletcher viene descritta come “intuitiva, ironica, profonda conoscitrice dell’animo umano, capace di mantenere la calma nelle situazioni più disperate, perspicace, con grande capacità di osservazione”, ma, per me, è soprattutto una donna che, pur circondata da mille persone che la amano, sa stare da sola.
Indipendente, ma assolutamente sentimentale, del suo non avere avuto figli dice, in uno dei 264 episodi  della serie, che “lei e il marito non hanno avuto la fortuna di ricevere questa benedizione”.
Non nega le sue debolezze, ammette i rimorsi e i rimpianti, proprio perché ha il grande coraggio di chi non ha paura di sé.
Lo so, è un’invenzione cinematografica, ma io la guardo, l’ascolto e penso che vorrei essere come lei.
La sua figura rappresenta il modello di chi avrei voluto avere come guida negli anni acerbi e fragili della mia adolescenza.
Lei è la donna con cui lavorerei, con cui viaggerei, con cui cenerei, con cui discuterei di tutte le cose della vita.
È la nonna, la madre, la zia del mio immaginario.
È la persona che augurerei al fianco di tutte le donne del mondo per aiutarle ad avere consapevolezza di sé e capacità di riconoscere cosa si vuole e dove si vuole andare.
Ma, soprattutto, cosa a cui non bisogna credere.
Insomma, sono innamorata della Signora in giallo, lo confesso, e sogno di essere da lei adottata.
Magica, magica Fletcher.

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